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Trento, figlio sottratto alla nascita. "Ti ridiamo il bambino, ma tu non potrai fare da sola"

Cronache dai tribunali


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Trento, figlio sottratto alla nascita.

16/08/2010 - 22.37

Riprendiamo il caso, gravissimo, della giovanissima mamma trentina che al momento del parto, quando erano trascorsi pochi minuti dal taglio del cordone ombelicale, è stata raggiunta da una procedura di adottabilità del figlio. Tutto ciò, nonostante lei chiedeva coscientemente un affido condiviso per il bimbo che momentaneamente non era in grado di mantenere, ma che era sua intenzione tenere.

Il Tribunale dei minori di Trento, senza interpellarla, diede avvio alla procedura di adottabilità, con modalità che somigliano, ai più, ad un sopruso disumano. In pratica, il figlio le fu sottratto alla nascita e lei non lo vide più. Chi ha seguito la vicenda ricorderà che soltanto dopo più di un mese la donna si è potuta incontrare con il giudice, il quale ha compreso di essersi sbagliato e di aver sottovalutato quella ragazza, ma invece di rimediare prontamente - in fondo era passato solo un mese - ha preferito mantenere integro l’aplomb del proprio potere e ha sentenziato che si sarebbe fatta una CTU sulle sue capacità genitoriali. In questo modo i mesi da uno sono diventati otto, e la ragazza ha rivisto solo allora il bambino, con buona (mala) pace della fase primaria dell’attaccamento.

Adesso, forti della impunità che li rende impermeabili e arroganti, i giudici del medesimo tribunale di Trento hanno finalmente acquisito la relazione del perito incaricato, il quale ha dato una valutazione tutto sommato favorevole alla mamma. Quest'ultima, però, "dovrà accettare di essere aiutata".

La terminologia non vi inganni. Non si tratta di umana comprensione, di abbracci e pacche sulle spalle, nè di aiuti economici o in natura. La giovane madre e il giovanissimo padre, semprecchè il tribunale non si pronunci per l'adottabilità (ma in questo caso dovrebbe vedersela con una sfilza di esposti per imperizia grave e dolo), dovranno sottoporsi ad un regime di controllo che, a confronto, lo Jugendamt di Himmler sembra poca cosa: perizie, visite in ambiente protetto, "stati di avanzamento" che non fanno intravedere nulla di buono.

Naturalmente, in ossequio ai tempi della giustizia minorile, il giudice Santaniello pare che impiegherà qualche altra settimana per pronunciarsi sulla vicenda. E così i mesi di distacco del bimbo dai genitori, per fare conto pari, passeranno a 10.

Lo psicologo Giuseppe Raspadori, che ha il merito di aver fatto emergere la vicenda (rischiando del suo), è intervenuto nuovamente dichiarando al quotidiano L'Adige che "non si può non rilevare l'arroganza del tribunale dei minori il quale si è preso altro tempo per pensare e valutare. Questo dopo otto mesi per un caso che non doveva nemmeno esserci. A Gennaio, quando sono intervenuti, non esisteva un minore, ma solo una mamma in attesa di un figlio. Purtroppo questa arroganza permette al tribunale di perpetrare i suoi metodi; metodi che hanno portato ad assurde valutazioni sulle capacità genitoriali rispetto ad un figlio appena nato".

Visto che i due giovani erano alla prima esperienza, a seguire l'operato del tribunale di Trento, bisognerebbe sottoporre a controllo tutti gli italiani che diventano genitori per la prima volta. Proprio come accadeva durante il ventennio, nel quale il rito dei tribunali minorili affonda le proprie radici.


Fonte: Redazione

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Ci sono 3 commenti


19.30  di mercoledì 18/08/2010
scritto da  giuras
La vera contraddizione è la "CTU sulle capacità genitoriali" affidata a psichiatri o a psicologi. Le "capacità genitoriali" non sono una categoria della psicologia o della psichiatria. Nei casi in cui possono esistere dei dubbi o dei sospetti di carenze educative il personale competente eventualmente può essere un pedagogista o un educatore. Ovvero l´intervento dovrebbe essere sulla relazione esistente tra genitore e figlio, a partire da evidenti difficoltà nello sviluppo psicologico del bambino.
Affidare le CTU ad un esame psico-diagnostico del genitore per trasformare poi i tratti di personalità dello stesso in "fattori di rischio" per la genitorialità è un abuso scientifico, ed una mostruosità vera e propria quando un tratto di personalità diventa ad excludendum. L´uso della psico-diagnostica a questi fini è cosa nota e tipica dei regimi totalitari.
Nel caso in questione poi la capacità genitoriale di una partoriente è cosa in sè, una tautologia vera e propria. Qualsiasi dubbio si potesse avanzare sul futuro doveva essere affrontato con la madre ed il bambino. Tanto più che la madre si era espressa chiaramente in questa direzione e aveva rinunciato alla possibilità di abortire prospettatale dalle stesse assistenti sociali.

21.33  di martedì 17/08/2010
scritto da  dadtux
Penso che la stampa dovrebbe approfondire un aspetto che non dipende interamente dai magistrati. Alludo alla durata dei procedimenti di accertamento tecnico (le cosiddette CTU). Si tratta di esami da parte di personale qualificato, in genere psicologi o psichiatri. Il giudice non può decidere in assenza di una valutazione tecnica. Ma la durata dell´accertamento non dipende dal giudice. Il giudice di solito assegna un limite di 60 giorni. Raramente questo termine è rispettato. Ogni volta si chiede una proroga e a chiederla sono proprio i colleghi psicologi di Raspadori per motivi che non sono affatto chiari. Perchè questi professionisti non riescono a fare il loro lavoro in un tempo ragionevole? Per incontrare i genitori e eventualmente un minore possono bastare 2 settimane. Per scrivere 10 pagine di perizia possono bastare 2 giorni di lavoro. Allora perchè passano i mesi per fare queste cose? Il giudice, una volta che la perizia è stata consegnata può decidere nell´arco di pochi giorni, i tempi morti non sono tempi della procedura legale in sè, ma tempi derivanti dalla prassi instaurata dai professionisti che lavorano in questo campo.
Questo è il tema su cui doveva indagare la stampa. Ma si è preferito lanciare il solito talk-show strappalacrime. Le notizie vere non vengono mai date perchè sono scomode a molti.

13.29  di martedì 17/08/2010
scritto da  tonio
I Giudici per la loro cultura e isruzione dovrebbero essere persone intelliggenti, ma mi sto accorgrndo che all´interno della loro categoria vige una completa ignoranza nell´applicare le leggi. Troviamo un metodo per mandarli a casa perchè non sono in grado di proteggere i nostri figli.


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