Resilienza, un seminario di Boris Cyrulnik a MilanoArea Formazione
04/08/2010 - 23.20La resilienza, dal latino resiliens, resilientis, letteralmente “saltare indietro, rimbalzare”, rappresenta molto più che una capacità di sopravvivenza o di adattamento ad una situazione difficile, spesso traumatica. Alcune immagini mentali vengono comunemente utilizzate per descrivere il processo: “l’arte di navigare sui torrenti”, espressione cara a Boris Cyrulnik, neuropsichiatra e psicoanalista francese, o “risalire su una barca rovesciata”, “ricostruire una casa crollata”. Boris Cyruknik, figura tra le più autorevoli nel campo della resilienza, professore all’università di Toulon-Var e coordinatore del gruppo di ricerca internazionale “Identità Culture e Resilienza” (con sede a Parigi), terrà a Milano un seminario su “Resilienza e vergogna” il 18 settembre 2010, presso il Centro Congressuale Fast (Piazzale Morandi, 2). Nella giornata di studio, Cyrulnik parlerà della resilienza e dei fattori che la favoriscono o la inibiscono. Se è vero che per innescare il processo contano alcune risorse individuali (il rifiuto del “ruolo della vittima” nonché dell’odio, del rancore, della vendetta), sono importanti anche le storie dell’ambiente familiare e culturale che circondano la persona ferita: ciò che si dice, come viene detto. Lo psicoanalista affronterà, in particolare, il tema della vergogna come fattore ostacolante. Le prime pubblicazioni nell’ambito della psicologia risalgono al periodo compreso tra il 1939 e il 1945. Werner e Smith, psicologi scolastici, seguendo per trent’anni dei ragazzi socialmente svantaggiati, a rischio di sviluppare psicopatologie in età adulta, osservano che alcuni di loro riescono, grazie a caratteristiche proprie e ad aiuti esterni, a sfuggire ad un destino avverso che sembrava già tracciato. Le storie di resilienza non sono propriamente storie di successo, quanto piuttosto percorsi di vita che si sviluppano sull’orlo di un abisso, sempre in bilico tra la paura di essere schiacciati dall’orrore del trauma, risucchiati dal nulla, ed il desiderio di farcela, tra l’iniziale vergogna per quello che è accaduto e l’orgoglio di esistere. E’ quello che ha provato Luca M. Luca è figlio di una giovane e vulnerabile ragazza madre, studentessa universitaria in medicina, proveniente da una famiglia violenta e disgregata. Abbandonata dal padre del bambino, rifiutata dalla famiglia di origine, costretta a lasciare l’università, la donna sopravvive dando lezioni private. Luca è molto intelligente: ad un anno di vita, cammina, parla quasi correttamente, articola brevi discorsi, distingue la realtà dalla finzione. A quattro anni, in prima elementare, è considerato un bambino prodigio, tiene seminari di scienze ed astronomia ai bambini di quinta. Non parla mai della sua situazione familiare. Di fatto, madre e figlio non esistono socialmente: vivono in una casa fatiscente, in compagnia di un cane. Il bambino conosce e frequenta i nonni materni e paterni, che tuttavia continuano a tenerne nascosta l’esistenza al resto dei parenti e conoscenti. Ma Luca non si vergogna di esistere. L’amore della madre e la stima degli insegnanti costituiscono una forza propulsiva che lo aiuta ad andare avanti. All’inizio della prima media la preparazione scientifica di Luca è considerata di livello universitario, mentre la madre, dopo diversi lavori occasionali, riesce a trovare un lavoro che permette ad entrambi di vivere quasi decentemente. Luca frequenta il liceo, si laurea in fisica, lascia la città di origine, si toglie finalmente di dosso lo “stigma” di reietto: in brevissimo tempo diventa un ricercatore universitario. Anche la madre, dopo anni di stenti, può finalmente coltivare dei progetti: si iscrive al corso di laurea in psicologia, desiderando dedicarsi ai bambini socialmente svantaggiati. Seguiamo adesso la storia di Gabriele S., bambino ebreo nato in Italia poco dopo la fine della Shoah. Tutti, nella sua famiglia, parlano in presenza del bambino, come se egli fosse invisibile, degli orrori dei campi di concentramento nazisti. Gabriele ascolta attentamente, prova una angoscia indicibile che si materializza nei sogni. Il piccolo è in preda ad un sogno ricorrente: un soldato tedesco lo insegue armeggiando un tubo che emette del gas asfissiante. All’età di sei anni, Gabriele viene iscritto dai genitori ad una scuola elementare ebraica, con lo scopo di ricevere una formazione ebraica ma allo stesso tempo i famigliari in maniera implicita gli fanno intendere che non è bene dare risalto al fatto di essere ebreo, anzi, forse è meglio non dirlo affatto, meno che mai agli sconosciuti. Gabriele prova un sentimento ambivalente: non sa se sentirsi orgoglioso di essere ebreo o se vergognarsi. Il bambino è anche molto attento ai comportamenti altrui ed estremamente sensibile ad ogni forma di abuso e discriminazione. Dopo le elementari frequenta le altre scuole con compagni non ebrei, nascondendo di essere ebreo, sentendosi sempre sottilmente diverso e distante dagli altri, come se un’ombra oscurasse una parte di sé. Il vero problema nasce quando Gabriele, ormai adulto, entra in relazione con una donna non ebrea. E’una donna dolce, affettuosa, lui vorrebbe confessarle il suo segreto. Glielo dice indirettamente, raccontandole lo svolgersi di una festa di famiglia allietata da una orchestrina klezmer (musica che spesso accompagna gli episodi di vita delle comunità ebraiche). Lei capisce, lo accetta, ma è Gabriele che in realtà che non riesce ad accettarla completamente. L’uomo non si sottrae al destino di un matrimonio combinato con una donna ebrea. Ma non è felice. Con la scusa del lavoro - è un ricercatore - viaggia continuamente da una parte all’altra del mondo. A cinquant’anni, infine, si trasferisce per un lungo periodo in Israele, tormentato dal bisogno di comprendere il senso dell’identità ebraica, il senso della sua stessa esistenza. Forse anche per capire se riuscirà mai a sentirsi libero di amare una donna non ebrea.
Per informazioni sul seminario: tel. 02 29524089 – email: info@scuolamaraselvini.it Fonte: LaStampa.it - Rosalba Miceli Non ci sono allegati per questa notizia Torna indietro Questa Notizia è stata letta 1342 volte
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